Senegal: il Fmi rivela un debito nascosto

Un rapporto del Fondo monetario internazionale (Fmi) conferma quanto svelato lo scorso febbraio dalla Corte dei conti senegalese: il debito pubblico del Senegal, ufficialmente stimato a oltre il 70% del prodotto interno lordo (Pil), ammonta in realtà a quasi il 100% del Pil, nel bilancio relativo al quinquennio 2019-2024, periodo in cui era presidente (dal 2012 al 2024) Macky Sall.
Il presidente del Senegal Bassirou Diomaye Faye, Foto Ansa EPA/JEROME FAVRE

C’è stata una decisione consapevole di sottostimare l’ammontare del debito” negli ultimi cinque anni, ha affermato il 18 marzo il capo della delegazione del Fmi, Eddy Gemayel. Ha specificato che questa manovra ha permesso al Senegal di indebitarsi ulteriormente, beneficiando al contempo di condizioni di finanziamento più vantaggiose. Ma creando un notevole deficit pubblico.

Pubblicato il 12 febbraio 2025, il documento della Corte dei conti del Senegal metteva in discussione i dati ufficiali sul debito e sul deficit di bilancio. “Il debito totale in essere dell’amministrazione centrale di bilancio ammonta a 18.558,91 miliardi di franchi cfa [circa 28 milioni di euro], al 31 dicembre 2023, e rappresenta il 99,67% del Pil”, si legge nel rapporto della Corte. Un tasso ben al di sopra del 74,41% registrato lo scorso anno dall’allora presidente Macky Sall. Lo stesso divario significativo si riscontra anche per il deficit di bilancio 2023: annunciato nei documenti ufficiali al 4,9%, secondo la Corte dei conti ammonta in realtà al 12,3%.

Nel settembre 2024, l’audit finanziario richiesto dal nuovo presidente Bassirou Diomaye Faye, succeduto a Macky Sall nell’aprile 2024, è stato condotto dal nuovissimo Financial Judicial Pool incaricato della lotta alla corruzione, che aveva già denunciato irregolarità nella gestione delle finanze pubbliche da parte della precedente amministrazione.

“Diverse spese sono state sostenute al di fuori dei normali canali di bilancio e senza autorizzazione parlamentare”, ha spiegato il ministro dell’Economia, della Pianificazione e della Cooperazione, Abdourahmane Sarr, durante la conferenza stampa governativa del 13 febbraio scorso. In questione ci sono anche significative appropriazioni indebite, prestiti oltre le reali necessità dello Stato, trasferimenti opachi su conti specifici, debiti non registrati e discrepanze tra cifre ufficiali e reali. La relazione rileva numerose violazioni delle norme e delle procedure di bilancio esistenti, come “errori di gestione, cattiva gestione di fatto o reati penali”.

Tuttavia, i sostenitori della precedente amministrazione denunciano una manipolazione politica. Per loro si tratterebbe di una “caccia alle streghe” e di una “criminalizzazione politica”. Indicano in particolare il Financial Judicial Pool come uno dei responsabili di queste “procedure politiche” che prendono di mira ex funzionari dellla presidenza di Macky Sall.

Da quando Bassirou Diomaye Faye ha assunto la carica di presidente, le indagini e le azioni legali si sono moltiplicate. E per una buona ragione: il presidente Bassirou Diomaye Faye e il suo primo ministro Ousmane Sonko hanno fatto della trasparenza e della responsabilità i loro cavalli di battaglia, facendo della lotta alla corruzione il tema della loro campagna elettorale. E in Senegal la gestione del potere è particolarmente messa alla prova da una popolazione che chiede giustizia e cambiamento.

Il divario tra il debito effettivo e quello dichiarato ufficialmente ha portato anche alla sospensione di un programma di nuovi prestiti del Fmi per 1,8 miliardi di dollari, finalizzato a sostenere le riforme economiche del Paese. Infatti, nel giugno 2023, il Fmi aveva approvato il programma di prestiti da 1,8 miliardi di dollari, ma al Senegal era stata versata solo una tranche di 770,5 milioni di dollari. La causa è la volontà delle autorità appena elette di attuare prima un monitoraggio delle finanze pubbliche del Paese.

Questo prestito potrà essere completato solo quando le autorità senegalesi avranno individuato i meccanismi utilizzati per nascondere l’entità del debito. Il Fmi assicura che è necessario adottare misure correttive per evitare che casi simili si ripetano. Ad esempio, avere un unico conto per la tesoreria pubblica e centralizzare la gestione degli enti responsabili del debito.

Il Fmi chiede che il governo senegalese attui “due importanti riforme”: la prima riguarda il risanamento della finanza pubblica, che “a causa del debito ha raggiunto tassi piuttosto elevati”; la seconda misura: attuare un nuovo programma economico del governo “per attrarre investimenti, il che sarà di grande aiuto”, ha detto Eddy Gemayel.

Il primo ministro in carica, Ousmane Sonko, ha presentato un piano per ridurre il deficit di bilancio al 3% del Pil entro il 2027. Il ministro delle finanze e del bilancio, Cheikh Diba, ha annunciato ambiziose riforme strutturali nella gestione delle finanze pubbliche e delle istituzioni di controllo, per inaugurare una “nuova era di trasparenza e responsabilità”.

Il Fmi deciderà nelle prossime settimane se il Senegal otterrà una deroga oppure se l’istituzione internazionale chiederà a Dakar di restituire quanto già prestato prima di avviare un nuovo programma. La decisione verrà presa dal Fmi al più presto, all’inizio di maggio 2025.

L’agenzia di rating Moody’s ha intanto declassato il rating sovrano del Paese da Ba3 a B1.

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