Rivedi la diretta di Io, chef per la mia terra
Quando incontri e conosci la storia di Filippo Cogliandro, narrata con maestria in Io, chef per la mia terra non puoi non notare che l’onestà, la cura delle cose, l’intraprendenza non può non avere a che fare con lo stile della famiglia, dove hai vissuto, indipendentemente dalla terra dove abiti. Non c’entrano i geni del Dna, è una questione di humus, di terra buona, che, a suo tempo, porterà frutti. L’importante è aver ben preparato il terreno e averlo seminato. Nel solco del padre, Filippo ha percorso la sua propria strada che prende origine dagli insegnamenti dei genitori, ma se ne discosta, con il suo originale cammino, secondo le sue inclinazioni, in accordo con l’unicità e l’irrepetibilità di ognuno.
Una storia bella, controcorrente, imitabile dove la centralità non è solo il contrasto alla ‘ndrangheta, ma la storia di un uomo riuscito, con i suoi limiti e difetti, ma con un cuore e una testa, che coniuga l’intraprendenza, l’aspetto cognitivo con l’intelligenza emotiva, sa leggere il suo tempo, è dentro la realtà con tutte le sue contraddizioni ma sa gettare il cuore oltre l’ostacolo, sa guardare oltre la siepe e scoprire l’infinito fatto di piccole gocce di speranza che non si disperdono nell’aria ma si depositano su un terreno buono generante altra vita.
Nella presentazione del libro Io chef per la mia terra si narra parte della storia di Filippo Cogliandro, come nasce l’idea del libro, in che contesto sociale si colloca, le risposte della società civile e le ricette di uno chef che ha saputo unire, in maniera originale «una tradizione alimentare di lunga durata – scrive Vito Teti, docente di Antropologia culturale – semplice e insieme raffinata, antica e aperta alle novità del presente». Da tutto emerge un grande amore per la sua terra, la Calabria, da valorizzare nella sua bellezza, storia, gastronomia e tanta, tanta, gente perbene.