Grazie Harry
«Quando sono nato ero “colorato”, poi sono diventato “negro”, poi “nero”. Di recente sono stato promosso al rango di “afroamericano”. Direi che è stata una bella evoluzione, ma ero e resto tuttora in cerca di libertà». Ricordiamo Harry Belafonte, interprete di brani indimenticabili, attore e attivista in controtendenza, per i diritti degli afroamericani
Si è spento ieri 25 aprile a New York Harry Belafonte, nato 96 anni fa ad Harlem da genitori giamaicani.
Il successo arrivò negli anni ’50 con il record del milione di copie vendute quando con Calypso portò in cima alle classifiche il cuore afroamericano dei Caraibi; seguirono altri grandi successi come Day-O (The Banana Boat Song) e Jamaica Farewell, singoli dal ritmo irresistibile e dalle numerose contaminazioni dal blues al folk.
Hollywood riuscì a metterlo sotto contratto ma lui fondò una propria casa di produzione per scegliersi i film che lo interessavano e rifiutando ruoli inevitabilmente legati a marchiature razziali come quelle da professore nero, poliziotto nero e via dicendo, ruoli che invece furono accettati da Sidney Poitier, suo collega all’American Negro Theatre di Harlem negli anni Quaranta, ugualmente attivista nella lotta per l’uguaglianza dei neri ma su una linea silenziosa, oltretutto scelta da molti artisti neri in quegli anni Sessanta, quella di rimanere nel sistema sistema per cambiarlo da dentro.
Belafonte invece lasciò Hollywood tornando alla musica e dedicandosi all’attivismo, quello rumoroso: partecipò alle marce contro la segregazione, andò in Alabama a chiamare «Bombingham» la cittadina di Birmingham come denuncia agli attentati dinamitardi del Ku Klux Klan, si recò nei campus ad alimentare la protesta. Tutto questo gli valse l’ingresso nella lista dei sovversivi e il controllo da parte dell’Fbi dal 1954 al 1981.
Tornato al cinema nel 1972 per l’amico Poitier, prosegue con le comparsate per Robert Altman (1994) e Spike Lee (2018). Attaccò violentemente George W. Bush per la guerra in Iraq e scrisse diversi libri tra cui l’autobiografia My Song.
Nel 2018 la biblioteca del Congresso inserisce la sua Calypso tra le grandi opere americane del proprio archivio. La sua risposta in tv è stata: «l’America è corrosa dal razzismo, ha un dna fallato. La lotta contro il razzismo sarà permanente… Ero al fianco di Martin, e di Bobby Kennedy. Faccio parte del loro lascito, finche vivrò». (AP Photo)