Immigrati. È facile soffiare sul fuoco
Soffiare sul fuoco è mestiere facile e apparentemente di successo. Le vicende di Treviso e Roma, dove formazioni di estrema destra hanno istigato alla rivolta frange di popolazione contrarie all'arrivo di nuovi immigrati ottenendo apparentemente un grande successo, visto che i media hanno coperto i fatti con grande dispiegamento di forze, lo dimostrano. Sul posto c'erano più giornalisti e poliziotti che manifestanti, come mi era capitato di vedere ad Atene, in piazza Syntagma, la domenica del referendum, lo scorso 5 luglio. C'è qualcosa che non va.
Eppure tanta gente si è vergognata di quelle scene che parevano negare la nostra stessa storia di migrazione e accoglienza. Poche decine di persone hanno ottenuto infinitamente più spazio nei media delle centinaia di migliaia di persone impegnate quotidianamente nell'accoglienza degli immigrati. Gente che lavora nel silenzio e nell'assenza voluta di visibilità.
Detto tutto ciò, è evidente come il compito di rassicurare i cittadini spetti al governo. Che troppe volte appare assente. Sì, è vero, senza il supporto europeo è difficile riuscire a cavarsela. Ma occuparsi un po' più di accoglienza sarebbe d'uopo, magari rinviando qualche riforma non essenziale.
Soffiamo piuttosto sul fuoco dell'altruismo che è in ognuno di noi. Ne guadagneremmo tutti. In serenità, in salute, in denaro pure.