È salpato da Palermo il veliero della Speranza “Med25”

Ha fatto tappa a Palermo, ed è risalpato, il 31 marzo 2025, il veliero “Bel Espoir”, la nave scuola simbolo di pace e fratellanza che, cominciata la sua navigazione da Barcellona, proseguirà nel Mediterraneo, collegando le cinque sponde del bacino (Nord Africa, Medio Oriente, Mar Egeo, Balcani ed Europa latina), toccando vari porti (tra cui Barcellona, Palermo, Tetouan, Biserta, Malta, La Canea, Nicosia, Jounieh, Istanbul, Atene, Durazzo, Trieste, Ravenna, Bari e Napoli) per poi concludersi a Marsiglia il 25 ottobre 2025.
A bordo, in questi mesi, saliranno circa 200 giovani di diverse nazionalità, culture e religioni, col nobile obiettivo di lavorare per la non-violenza, la tolleranza, l’accoglienza. Come portatori di pace e “porti di pace” (andranno, cioè, verso gli altri, ma accoglieranno, a loro volta) come dovrebbe avvenire fra esseri umani di pari dignità, “fratelli tutti”.
Fra i ragazzi, giorno 31, salpati, sullo straordinario veliero: il palermitano, Roberto Ignaccolo, 19 anni, al primo anno di Fisica. Abbiamo raccolto, alla Pontificia Università Teologica di Sicilia ove erano riuniti tutti i giovani prossimi alla partenza, le emozioni del papà Paolo: «Nostro figlio ha accolto la proposta di questo viaggio con tanto entusiasmo, solo due settimane fa! E fino a qualche giorno fa non aveva neanche il passaporto. Siamo rimasti sorpresi della “misteriosa” velocità della Questura! Eppure, intravediamo anche in questo, un segno del Cielo: ci sono disegni più grandi di noi che ci guidano!». Roberto è un giovane (gen) del Movimento dei Focolari, e Paolo aggiunge: «Tutto il gruppo Gen ha imparato, come lui, a leggere i segni di un Dio che è Amore e sa accompagnare i suoi figli nel Viaggio della vita». E sui pericoli della traversata? Paolo risponde: «Da genitori si pensa… Come faranno se arriva la febbre? E con il mare in tempesta…? Eppure, il nostro compito è stato come quello di Maria e Giuseppe che hanno accompagnato Gesù al tempio. Gesù non li ha, forse, poi lasciati, per fare ciò che doveva fare?».
«Siamo orgogliosi di Roberto! – ci dice un suo amico, Giuseppe Girgenti –. Con gli altri giovani rappresentano una piccola, vivida luce nelle tenebre. Coraggiosi, su un piccolo scafo antico, affronteranno venti, pioggia e mare avversi, per testimoniare che la convivenza pacifica e costruttiva tra gli uomini di queste 5 sponde del grande lago di Tiberiade dell’epoca moderna è, ancora, possibile. Il nostro cuore è con loro. E il nostro augurio: che questi moderni Giasone, con i loro impavidi nocchieri, possano raggiungere felicemente le loro mete e riportarci quel vello d’oro che l’uomo di oggi chiede e attende: quella Pace vera che sola può darci la speranza di un futuro!».
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