Trump presenta i nuovi dazi: crollano il dollaro e le borse. L’UE annuncia contromisure

Il «giorno della liberazione», come lo ha chiamato il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, è arrivato. Il 2 aprile sono stati annunciati i cosiddetti “dazi reciproci” nei confronti di tutti i partner commerciali degli Stati Uniti, compresa l’Unione europea (Ue). Un tipico esempio di mistificazione della realtà, effettuata distorcendo l’uso delle parole; infatti, non si tratta di una liberazione, ma di una restrizione al commercio libero ed equo così come lo abbiamo conosciuto finora.
Una tariffa reciproca è una tassa sulle importazioni statunitensi che corrisponde ai dazi che altri paesi applicano sulle esportazioni americane. Gli Stati Uniti imporranno tariffe reciproche a circa la metà dell’aliquota dei dazi applicati da altri paesi, una mossa che alcuni economisti ritengono sia il preludio della definizione di nuovi termini commerciali. Del resto, nessuno sa fino a quando l’amministrazione Trump intenda mantenere in vigore la tariffa reciproca e la nuova tariffa di base.
Nel suo discorso nel giardino delle rose della Casa Bianca, Trump ha promesso di «rendere gli USA un paese ricco», con dazi rivolti al mondo intero, seppure con tariffe differenziate, dopo decenni in cui il «Paese è stato saccheggiato, depredato, violentato e depredato da nazioni vicine e lontane, sia da alleati sia da nemici». Trump ha anche sottolineato che «in alcuni casi l’amico è stato peggiore del nemico». Egli ha aggiunto che «il 2 aprile 2025 sarà ricordato per sempre come il giorno in cui l’industria americana è rinata». Se questo, poi, accadrà veramente, lo vedremo. Comunque, il primo effetto del suo annuncio è stato una perdita dell’1% del dollaro sull’euro. In seguito, al crollo del dollaro è seguito quello delle borse asiatiche e, all’apertura, quello delle borse europee.
Il presidente americano si è presentato con una grande tabella sulla quale c’era una lista di paesi e le rispettive tariffe. Trump ha annunciato una tariffa di base del 10% per tutti i partner commerciali degli Stati Uniti, con tariffe maggiori contro i «peggiori delinquenti», circa 60 paesi, tra i quali l’Ue con un’aliquota del 20%, la Cina del 34%, Taiwan del 32%, il Vietnam del 46%, il Sudafrica del 30%, la Svizzera del 31%, la Cambogia del 49%, l’India del 26%, la Corea del Sud del 25%, il Giappone del 24% e Israele del 17%. Più fortunati paesi come la Gran Bretagna, il Guatemala, l’Honduras, l’Argentina, El Salvador, l’Ecuador e il Brasile, con un’aliquota del 10%. Le tariffe base del 10% entreranno in vigore il 5 aprile alle 12:01, mentre le tariffe reciproche più elevate entreranno in vigore il 9 aprile alle 12:01. Il Canada e il Messico restano fuori da questo sistema, per ora.
Secondo Trump, «i deficit commerciali cronici (cioè quando le importazioni di un paese superano le esportazioni, ndr) non sono più solo un problema economico, sono un’emergenza nazionale che minaccia la nostra sicurezza e il nostro stesso stile di vita». Il presidente degli Usa ha quindi affermato che «per queste ragioni, a partire da domani, gli Stati Uniti applicheranno tariffe reciproche su altre nazioni». «Per le nazioni che ci trattano male, calcoleremo il tasso combinato di tutte le loro tariffe, barriere non monetarie e altre forme di imbroglio». Trump ha osservato che «non sei così gentile quando vieni truffato… Gli faremo pagare circa la metà di quello che stanno facendo e hanno fatto pagare a noi».
Lo stesso Trump fa l’esempio delle automobili: «fino a oggi, gli Stati Uniti hanno imposto solo un dazio del 2,5% sulle automobili prodotte all’estero», mentre l’Ue «impone oltre il 10% di dazi e ha IVA al 20%». Il calcolo della tariffa da applicare è così presto fatto.
Le tariffe reciproche si aggiungeranno a quelle già introdotte all’inizio di marzo, come i dazi del 25% applicati su tutte le importazioni di acciaio e alluminio, ai quali l’Ue ha risposto con tariffe del 50% su whisky americano, moto Harley-Davidson e motoscafi, a partire da aprile, mentre dalla metà di aprile sono previsti ulteriori dazi su gomme da masticare, pollame, semi di soia e altri prodotti.
Le tariffe commerciali saranno davvero efficaci per rendere l’America di nuovo grande? Secondo molti economisti e associazioni in difesa dei consumatori americani, i dazi potrebbero sconvolgere la crescita economica e contribuiranno quasi sicuramente a far aumentare i prezzi per i consumatori. Alcune case automobilistiche hanno già annunciato prezzi più alti per le auto, dopo l’annuncio del presidente dei dazi su auto e componenti esteri.
La scorsa settimana, centri di ricerca e associazioni in difesa dei consumatori, cui la National Taxpayers Union, la Taxpayers Protection Alliance, lo Small Business & Entrepreneurship Council e il Competitive Enterprise Institute, hanno inviato una lettera congiunta ai leader del Congresso e ai segretari del commercio e del Tesoro, esortandoli a considerare come i dazi su acciaio, legname, energia, prodotti farmaceutici e forniture mediche e auto e componenti per auto aumenteranno i prezzi.
È evidente come l’amministrazione Trump non veda i dazi contro l’Ue, uno dei maggiori partner commerciali degli Stati Uniti, in termini economici ma come uno strumento di pressione in politica estera, quasi come una giusta punizione, quindi non come mezzi per raggiungere uno scopo economico, con il fine di scoraggiare l’Ue e diminuirne le capacità. Secondo alcuni leader europei i dazi sono per Trump un mero strumento di contrattazione. Come deve rispondere l’Ue? Avviare una guerra commerciale che porterebbe a un’escalation dei dazi? Accettare senza reagire? Reagire ma sconfessare la propria consolidata politica di apertura dei mercati e accordi commerciali? D’altronde, le esportazioni europee verso gli Stati Uniti sono maggiori delle importazioni, raggiungendo reciprocamente circa il 3% del Prodotto Interno Lordo (PIL); quindi ogni azione va ponderata.
Non a caso, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, che ha competenza sulla politica commerciale del raggruppamento dei 27 Stati membri, aveva già dichiarato che l’Ue ha un «piano forte» per reagire ai dazi imposti da Trump, sebbene la via del negoziato resti quella preferenziale. Sebbene abbia osservato che molti europei si sentono «completamente scoraggiati» dagli annunci degli Stati Uniti, ha ribadito che «l’Europa non ha iniziato questo confronto» e che «non vuole necessariamente reagire», ma che se sarà necessario verrà implementato il piano già predisposto. Tra le misure che si stanno considerando vi sono quelle rivolte a regolamentare le Big Tec americane (come Google, Amazon, X, ecc.) in Europa, ma anche quelle verso le banche americane, tassandole o rallentando il rilascio di licenze per operare sul mercato europeo.
L’Europa non resta ferma e se ad Ovest le acque si fanno burrascose, ad Est si aprono pianure sconfinate. Infatti, proprio oggi inizia a Samarcanda, in Uzbekistan, un vertice tra l’Ue e cinque paesi dell’Asia centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan), con l’obiettivo di intensificare i rapporti politici e commerciali.
Da lì, Ursula von der Leyen ha dichiarato che «l’annuncio del presidente Trump di tariffe universali per tutto il mondo, inclusa l’UE, è un duro colpo per l’economia mondiale», rammaricandosi profondamente per questa scelta, riconoscendo che «l’economia globale ne soffrirà enormemente», ma anche che «l’incertezza aumenterà vertiginosamente e innescherà l’ascesa di ulteriore protezionismo», cosicché «le conseguenze saranno disastrose per milioni di persone in tutto il mondo».
La presidente dell’esecutivo di Bruxelles ha ricordato che «fin dall’inizio, siamo sempre stati pronti a negoziare con gli Stati Uniti, per rimuovere qualsiasi barriera residua al commercio transatlantico», ma, «allo stesso tempo, siamo pronti a rispondere» e, mentre «stiamo già ultimando un primo pacchetto di contromisure in risposta alle tariffe sull’acciaio, […] ora ci stiamo preparando per ulteriori contromisure, per proteggere i nostri interessi e le nostre attività se le negoziazioni falliscono».
Quindi, rivolgendosi ai cittadini europei, von der Leyen ha osservato che «l’Europa ha tutto ciò di cui ha bisogno per superare questa tempesta. […] Quindi resteremo uniti e ci difenderemo a vicenda. La nostra unità è la nostra forza. L’Europa ha il più grande mercato unico al mondo, 450 milioni di consumatori, che è il nostro porto sicuro in tempi tumultuosi. E l’Europa starà al fianco di coloro che sono direttamente coinvolti».
In occasione della prima edizione del Premio Maestro dell’Arte della Cucina, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ricordato che «il compito della politica è valorizzare i prodotti agroalimentari che raccontano la millenaria vocazione dell’Italia e sono richiesti in tutto il mondo, a partire dall’Europa; gli Stati Uniti sono il secondo mercato di destinazione dei nostri prodotti, con un export che nel 2024 è salito del 17%». La premier ha quindi sottolineato che «quello americano per noi è un mercato fondamentale ed è evidente che l’introduzione di nuovi dazi avrebbe risvolti pesanti per i produttori italiani». Meloni ha osservato «che sarebbe un’ingiustizia anche per molti americani, perché limiterebbe la possibilità di acquistare e consumare le nostre eccellenze solo a chi ha la capacità economica di spendere di più».
Per questo, la premieri ha ribadito che «bisogna lavorare per scongiurare in tutti i modi possibili una guerra commerciale, che non avvantaggerebbe né gli Stati Uniti né l’Europa», non escludo che, se necessario, «vadano immaginate risposte adeguate a difendere le nostre produzioni».
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