Guardare all’Europa con speranza

I vescovi europei ribadiscono il sostegno all’Unione europea come progetto di pace.
Un momento durante la manifestazione contro la guerra in Ucraina, Roma, 5 Novembre 2022. ANSA/GIUSEPPE LAMI

I vescovi dell’Unione europea (Ue), riuniti nell’assemblea di primavera della Commissione delle conferenze episcopali della Comunità Europea (COMECE), hanno diffuso una dichiarazione il cui titolo “Guardare all’Europa con speranza” lascia subito prefigurare il contenuto. Non a caso, nell’anno in cui la Chiesa Cattolica vive il Giubileo della speranza, i vescovi europei guardano con profonda preoccupazione il mondo precipitare in una spirale pericolosa. 

Purtroppo, l’aumento della tensione globale, fomentato dal crescente isolazionismo e dall’approfondimento delle fratture tra gli Stati, sta erodendo il multilateralismo al quale ci eravamo abituati nel secondo dopoguerra e indebolendo i principi democratici finora ben diffusi, dando luogo ad una competizione e a violenti scontri, spesso in palese violazione del diritto internazionale. Basti pensare alla guerra in corso contro l’Ucraina, che i vescovi menzionano esplicitamente, o alla guerra commerciale che si profila all’orizzonte a causa dell’imposizione delle tariffe doganali da parte della nuova amministrazione degli Stati Uniti guidata da Donald Trump, sebbene egli non sia menzionato. 

Quindi, richiamando il pensiero di papa Francesco che vede nell’Europa una «promessa di pace» e una «fonte di sviluppo» per sé e per il mondo intero, i vescovi osservano che molti guardano all’Europa, e in particolare all’Ue, affinché essa assuma un ruolo di guida nella comunità internazionale. All’orizzonte, per ora, di sicuro si profila un ruolo guida dell’Ue nell’opposizione ai dazi che vuole imporre l’inquilino della Casa Bianca, con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che osserva che «le tariffe doganali ingiustificate verso l’Ue non rimarranno senza risposta: innescheranno contromisure ferme e proporzionate», ribadendo che «l’Ue agirà per salvaguardare i propri interessi economici», proteggendo i lavoratori, le aziende e i consumatori. 

Comunque, i vescovi riconoscono la necessità di un’Ue che sia forte, «in grado di proteggere, in questi tempi incerti, non solo i suoi cittadini, ma anche i valori sostenuti in Europa e in tutto il mondo», ricordando che «la vocazione originaria dell’Ue è quella di essere un progetto di pace». Per questo, «ogni investimento necessario, proporzionato e adeguato verso la difesa europea non deve quindi avvenire a scapito degli sforzi volti a promuovere la dignità umana, la giustizia, lo sviluppo umano integrale e la cura del Creato». Ne discende che «meccanismi di controllo efficaci e un impegno costante verso la diplomazia sono essenziali per prevenire una pericolosa corsa agli armamenti che non servirebbe la causa della pace, ma solo gli interessi commerciali». 

Ancora, di fronte ai cambiamenti in corso nell’economia globale e nel panorama geopolitico, i vescovi europei riconoscono «gli sforzi dell’Ue per migliorare la sua competitività e la sua capacità di azione autonoma», ma auspicano che «questi sforzi non compromettano l’impegno storico dell’Ue per la solidarietà, in particolare con le regioni più vulnerabili del mondo, nonché con coloro che soffrono di povertà o coloro che cercano rifugio». Del resto, neppure dovrebbe essere compromessa «la credibilità dell’Ue come leader globale nella promozione dei diritti umani, della giustizia sociale e della sostenibilità ambientale», laddove essa dovrebbe «preservare partnership e alleanze di lunga data, cercando al contempo di aprire nuovi processi di dialogo e cooperazione». 

I vescovi ricordano che nel 2025 si commemorano degli eventi particolarmente significativi per il continente europeo, quali l’80esimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, il 75esimo anniversario della dichiarazione Schuman, che ha poi portato alla creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) e alla Comunità europea dell’energia atomica (Euratom), primo nucleo di quella che è oggi l’Ue, e il 50esimo anniversario dell’atto finale della conferenza di Helsinki sulla pace in Europa. I vescovi osservano che questi eventi «sono una testimonianza per i nostri tempi di come il dialogo e la cooperazione, nel perseguimento di sforzi creativi per la pace e radicati nei valori condivisi della dignità umana, della solidarietà, della democrazia e del bene comune, possano promuovere l’unità e aiutare a prevalere sui conflitti», invitando i leader europei e quelli mondiali «a lasciarsi ispirare e guidare nuovamente dallo spirito di questi eventi storici e dai valori che li hanno sostenuti».

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