Thutmose II, un re nella Valle delle Regine
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«La tomba del faraone Thutmose II, l’ultima ancora mancante della 18ª dinastia egizia, è stata portata alla luce». Così le fonti ufficiali egiziane, qualche giorno fa, hanno annunciato il clamoroso ritrovamento effettuato da una «équipe archeologica congiunta egiziano – britannica». «Si tratta – ha proseguito il Servizio Informazione di Stato egiziano (Sis) – della prima tomba reale rinvenuta da quando Howard Carter trovò la tomba del re Tutankhamon nel 1922».
La Tomba C-4
Ancora più singolare però è il dato archeologico del sepolcro di Thutmose II localizzato non già nella famosa Valle dei Re, ma a oltre un miglio di distanza ovvero a ovest di Luxor. Qui infatti, all’estremità bassa del deserto, si aprono alcune insenature rocciose di fronte all’antica Tebe e ideali per seppellire le madri, le consorti e i figli dei re: è la Valle delle regine, detta in arabo “luogo della bellezza”.
In questa zona in realtà gli scavi archeologici erano già iniziati da tempo e nel 2022 erano stati individuati l’ingresso e il corridoio principale della tomba C-4. Quest’ultima però, dichiara il Sis «inizialmente fu attribuita a una consorte reale, perché è situata vicino alle tombe delle mogli del re Thutmose III e vicino alla tomba della regina Hatshepsut».
Ebbene si scopre ora che invece «la tomba C-4 è quella del re Thutmose II» la cui sepoltura in quel luogo «venne supervisionata proprio dalla sua consorte e sorellastra, la regina Hatshepsut».
La “faraonessa” con la barba
Consultando geroglifici e antichi testi egizi, ho realizzato che Thutmose II (1509 a.C. – 1479 a. C. ) è poco conosciuto non solo perché morì giovane, a soli 30 anni, ma soprattutto perché la sua figura di re fu offuscata da quella ben più lucente della moglie Hatshepsut. Costei infatti acquisì il titolo di regina per diritto muliebre grazie al marito Thutmose II e morto questi, lo mantenne per diritto materno grazie al figlio adottivo Thutmose III che però poi ella detronizzò per regnare da sola per ben quindici anni, dal 1473 a.C. al 1458 a.C.
Hatshepsut si rivelò una regina illuminata e molto popolare tra i suoi sudditi a cui garantì prosperità e pace, meritando, cosa rarissima nell’antichità egizia, l’ascesa al ruolo di faraonessa della 18ª dinastia. Fu così sepolta nella Valle dei Re e venne raffigurata nell’arte con tutti gli ornamenti di un faraone, compresa la finta barba reale.
La tomba delle stelle
A proposito di arte pittorica, Mohamed Abdel-Badie, responsabile del Settore antichità egiziane, ha documentato il ritrovamento nella tomba di Thutmose II di «porzioni di intonaco caduto e ornato da intricati disegni, tra cui iscrizioni blu e motivi di stelle gialle». Irrefrenabile al riguardo è stata la commozione di Piers Litherland, archeologo britannico tra i primi ad entrare nella tomba C-4 e che uscendone ha dichiarato: «Sono attimi che valgono tutta una vita».
Thutmose II, la mummia errabonda
E una vita avventurosa, nell’aldilà, è di sicuro quella di Thutmose II visto che « la sua mummia già in tempi antichissimi – ci spiegano dal ministero egiziano del Turismo e delle Antichità (MoTa) – venne traslata dai sacerdoti che la custodivano e che, per timore delle razzie dei tombaroli, la rimossero dall’originaria tomba C-4 e la nascosero in una sepoltura segreta ad Al-Deir El-Bahari, a ovest di Luxor, dove poi venne ritrovata nel 1881». «Si sa davvero poco di Thutmose II. Il quarto re della 18ª dinastia infatti – ci dicono i suoi biografi del Museo Nazionale della Civiltà Egizia del Cairo (Nmec) – regnò probabilmente per meno di cinque anni con il nome da faraone di Aakheperenre che vuol dire “Grande è la manifestazione di Ra”».
Un documento poi, scritto in ieratico sul sudario esterno della mummia di Thutmose II, purtroppo mutilata di alcuni arti dai predatori, riporta come epoca del ripristino della sua sepoltura l’Anno 6 di Smendes vale a dire il I millennio a.C. e probabilmente la sua ri-sepoltura finale potrebbe essere avvenuta più tardi.
Oggi dopo tante traversie la mummia di Aakheperenre è custodita ed esposta nel Museo Nazionale della Civiltà Egizia del Cairo, dove finalmente riposa in pace, o almeno si spera, prima di qualche altra rocambolesca avventura!
Segno particolare, scarabeo
«Nonostante la sua importanza – ha argomentato l’egittologo Mohamed Abdel-Badie – la tomba di Thutmose II, alla sua odierna “riscoperta” è stata trovata in cattive condizioni. Si era allagata nell’antichità poco dopo la morte del re. I danni causati dall’acqua hanno provocato un grave deterioramento, portando alla perdita di molti contenuti originali, che si ritiene siano stati riposizionati durante l’antichità». Per fortuna però «i frammenti di vasi di alabastro rinvenuti nella tomba e recanti iscrizioni con i nomi di Thutmose II e Hatshepsut – dice Badie – ne confermano l’appartenenza».
Ciononostante, ho verificato i geroglifici incisi sui frammenti rinvenuti ed essi effettivamente riportano i simboli di Aakheperenre, tra cui c’è lo scarabeo che indica la “rinascita”, mentre per Hatshepsut, la “faraonessa” Maatkara, è graffita una regina in trono con una piuma in mano.
La storia continua…
La tomba scoperta dunque è proprio quella giusta, ma le ricerche e gli scavi continuano perché ci sono ancora tanti misteri da chiarire come ad esempio quello del doppio corridoio parallelo al sepolcro e le eventuali segrete.
L’avvincente storia di Thutmose II e Hatshepsut dunque continua. Nel frattempo non possiamo non emozionarci forse anche più di Piers Litherland pensando al coraggio di coloro che oltre 3.500 anni ebbero l’idea di seppellire una regina nella Valle dei Re e un re nella Valle delle Regine.
Pensiamo anche alle dure critiche e sicuramente alle punizioni subite da coloro che con grande coraggio misero in atto un’idea così “rivoluzionaria” per l’epoca. Chiunque essi fossero e dovunque essi oggi siano, meritano tutta la nostra ammirazione per aver inciso il geroglifico forse più avveniristico di tutti, quello della parità di genere, una conquista a quanto pare sorprendentemente antica oltre che straordinariamente attuale.
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