L’Assunta di Toledo
17-08-2012 di Mario Dal Bellofonte: Città Nuova
El Greco nelle ultime fasi della vita dipinge una Madonna verticalizzata e sinuosa con colori forti ed elettrici, quasi a dire la dimensione celeste dell'umanità, mai annullata nella sua pittura
Molti, alla fine della vita, dicono le parole più scarne. E perciò più vere. Nel campo della pittura, fra i tanti ricordiamo Michelangelo, Tiziano, Rembrandt. A Toledo, luogo d’incontro fra romanità, islam ebraismo e cattolicità, ha detto la sua ultima parola El Greco.
Era il 1613, tre anni prima Caravaggio aveva detto la sua di parola estrema, in un Davide e Golia che è uno dei lamenti più dolorosi dell’intera storia dell’arte. El Greco invece dipinge un’Assunta sinuosa e verticalizzata, come sono le sue figure. In molti hanno parlato di misticismo, di surrealismo a proposito del suo stile, ed hanno ragione.
Ma non c’è solo questo. Le figure del pittore, a ben vedere, non sono larve spirituali accese da colori forti ed elettrici, sempre in un moto ascensionale. Gli angeli che danno un concerto accogliendo Maria a cui va incontro la colomba dello Spirito – non il Padre, come in Tiziano –e la portano verso di lui sorreggendola, quasi spingendola, hanno sotto le vesti dei corpi torniti, dei veri corpi.
E Maria stessa, donna di una bellezza bianco-bruna tipica delle ragazze del luogo, in adorazione dello Spirito non è solo mormorio estatico, ma anch’essa corpo.Trasfigurato.
E qui viene in evidenza la peculiarità del Greco: egli porta ad una dimensione celeste l’umanità, sempre. E’ forse questo il significato profondo delle sue figure allungate, dei colori accesi e innaturali, del movimento ascensionale che domina ogni composizione. Il corpo non è eluso, nascosto, ma reale: questo corpo viene tuttavia trasfigurato, trasferito i n una dimensione sovrumana senza per questo perdere la sua plasticità, se non per sublimarla in luce.
La luminosità del Greco, che emana da quella dell’arte bizantina e dal Tintoretto,è luce di vita, è un fiotto di un mistero che si fa reale e al contempo trasumanato.
Accade anche nel frammento paesaggistico sotto il gruppo sacro. Una veduta di un plenilunio su Toledo. La luna squarcia il cielo e le nuvole, ed appare, simbolo di purezza, abbagliante nel suo chiarore. Così che la città lievita come un fantasma accarezzato dalle ombre. Mirabile. Come il mazzo di rose e gigli stesi da una pennellata grassa e fuggitiva, impressionistica, che dice dei fiori la sostanza e la bellezza,
Anche la natura per il Greco è trasfigurata. Ma non se ne perde la “grazia” e l’odore, come di Maria non si perde l’anima immacolata come il corpo. El Greco in definitiva parla sempre di resurrezione.
Toledo, Museo di Santa Cruz
Era il 1613, tre anni prima Caravaggio aveva detto la sua di parola estrema, in un Davide e Golia che è uno dei lamenti più dolorosi dell’intera storia dell’arte. El Greco invece dipinge un’Assunta sinuosa e verticalizzata, come sono le sue figure. In molti hanno parlato di misticismo, di surrealismo a proposito del suo stile, ed hanno ragione.
Ma non c’è solo questo. Le figure del pittore, a ben vedere, non sono larve spirituali accese da colori forti ed elettrici, sempre in un moto ascensionale. Gli angeli che danno un concerto accogliendo Maria a cui va incontro la colomba dello Spirito – non il Padre, come in Tiziano –e la portano verso di lui sorreggendola, quasi spingendola, hanno sotto le vesti dei corpi torniti, dei veri corpi.
E Maria stessa, donna di una bellezza bianco-bruna tipica delle ragazze del luogo, in adorazione dello Spirito non è solo mormorio estatico, ma anch’essa corpo.Trasfigurato.
E qui viene in evidenza la peculiarità del Greco: egli porta ad una dimensione celeste l’umanità, sempre. E’ forse questo il significato profondo delle sue figure allungate, dei colori accesi e innaturali, del movimento ascensionale che domina ogni composizione. Il corpo non è eluso, nascosto, ma reale: questo corpo viene tuttavia trasfigurato, trasferito i n una dimensione sovrumana senza per questo perdere la sua plasticità, se non per sublimarla in luce.
La luminosità del Greco, che emana da quella dell’arte bizantina e dal Tintoretto,è luce di vita, è un fiotto di un mistero che si fa reale e al contempo trasumanato.
Accade anche nel frammento paesaggistico sotto il gruppo sacro. Una veduta di un plenilunio su Toledo. La luna squarcia il cielo e le nuvole, ed appare, simbolo di purezza, abbagliante nel suo chiarore. Così che la città lievita come un fantasma accarezzato dalle ombre. Mirabile. Come il mazzo di rose e gigli stesi da una pennellata grassa e fuggitiva, impressionistica, che dice dei fiori la sostanza e la bellezza,
Anche la natura per il Greco è trasfigurata. Ma non se ne perde la “grazia” e l’odore, come di Maria non si perde l’anima immacolata come il corpo. El Greco in definitiva parla sempre di resurrezione.
Toledo, Museo di Santa Cruz
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