Osservare un buco nero non è facile perché, essendo appunto nero, non emette luce e quindi non può essere avvistato direttamente dai pur potenti telescopi che abbiamo oggi a disposizione. Si possono cercare prove della sua esistenza solo osservando le tracce indirette provocate dal buco nero durante la sua vita, in particolare quando strappa materia alle stelle circostanti. Una conseguenza visibile di questo comportamento sono i getti brillanti di materiale, espulsi in direzioni opposte. Immaginate quindi la sorpresa degli scienziati quando, nell’ammasso globulare Messier 22, nella costellazione del Sagittario a 10 mila anni luce dalla terra, invece che uno di buchi neri ne hanno trovato due! I buchi neri si originano normalmente alla fine della vita delle stelle più massicce: quando le cosiddette supernove esplodono c’è una certa possibilità che si formino buchi neri. La teoria corrente sostiene che in un grande ammasso di stelle come Messier 22, che ha 12 miliardi di vita, di buchi neri se ne dovrebbero essere prodotti parecchi. Questi, in una sorta di danza gravitazionale, dovrebbero poi pian piano essersi avvicinati al centro dell’ammasso: qui, gli sconvolgimenti gravitazionali indotti da questa danza abbastanza violenta, dovrebbero infine aver provocato l’espulsione di tutti i buchi neri all’esterno dell’ammasso, lasciandone al massimo uno, il vincitore. E invece, dopo 12 miliardi di anni, di buchi neri ne restano due che sembrano convivere tranquillamente. Come al solito la realtà supera la nostra fantasia e… le nostre teorie. (Nella rappresentazione artistica la coppia di buchi neri. Quello in primo piano sta assorbendo materia da una stella vicina)